Fare l’erasmus in Germania senza sapere il tedesco? Consigliabile.

Fare l’erasmus in Germania senza sapere il tedesco? Consigliabile.

Ciao a tutti!
 
Ogni anno migliaia di studenti italiani di tutte le facoltà decidono di fare un soggiorno Erasmus in Germania. Secondo l’articolo Mobilità studenti in Erasmus: cresce la partecipazione in Italia, la Germania è la terza destinazione degli studenti italiani. Per questo ho quindi deciso di scrivere questo articolo. Dovevo però risolvere un problema non da poco. Quale? Anche se ho fatto l’Erasmus in Germania, io provenivo dalla facoltà di lingue. Quando io ho fatto l’Erasmus conoscevo quindi il tedesco. A ciò si aggiungeva il fatto non conoscevo persone che avessero fatto questa esperienza senza conoscere la lingua. Dopo aver scritto un post nei vari gruppi di Facebook sulla Germania, ho raccolto la testimonianza di persone che negli anni precedenti hanno fatto l’Erasmus in Germania senza sapere il tedesco.

 

È possibile fare l’Erasmus in Germania senza sapere il tedesco? La testimonianza di alcuni studenti.

 

Roberta, studente Erasmus in Germania nel 1999.

“Io ho fatto Erasmus 20 anni fa senza sapere né inglese, né tedesco. […] Ero partita un po’ ingenuamente, sottovalutando le difficoltà che avrei avuto non potendo esprimermi e considerando anche le inevitabili pratiche burocratiche iniziali. Ho capito subito che dovevo rimediare con urgenza e ho fatto prima un corso di un mese per avere qualche base. Poi ho seguito qualche lezione per stranieri all’università e infine tramite un professore a cui mi ero rivolta (rispolverando il mio francese scolastico) sono riuscita a entrare in una scuola di lingue molto buona, ma non proibitiva come ad es. il Goethe. Dopo due mesi in questo Sprachenkolleg, 4-5 Tandem e studio da autodidatta, ho raggiunto un livello B1.”

E per gli esami come hai fatto?

Io ho aggirato il problema perché sarebbe stato impossibile per me dare i miei esami in tedesco/inglese. Sono andata per ricerca materiale tesi in Glottologia (in particolare del linguista tedesco Max Leopold Wagner).”

Samantha, studentessa Erasmus nel 2003.

“Sono partita in Erasmus senza sapere una parola (lo avevo studiato alle superiori, o meglio era nel programma di studi, ma al quinto anno ancora avevamo il libro del primo e non avevamo imparato nulla).
È stata dura, mi sono iscritta ad una scuola privata e andavo a lezione dalle 9 alle 16, ma a fine Erasmus tornai a casa fiera del mio certificato B1 e di quello che ero riuscita a fare…certo tutto ciò a discapito degli esami universitari… Ma mi è servito visto che dal 2015 sono tornata in Germania dove vivo e lavoro. Io non lo sconglio…anzi”

 

Felicia, studentessa Erasmus nel 2018-2019.

“Io [l’ho fatto] quest’anno, ma studiavo in inglese.”

C’è qualcosa che hai trovato difficile perché non conoscevi la lingua?

“uffici, ospedale, servizi pubblici in generale, dato che loro non parlano molto l’inglese”.

 

Mihahela, studentessa Erasmus a Francoforte sul Meno

Io l’ho fatto [l’Erasmus, ndr.] senza conoscere il tedesco”.

E come è andata? Quali sono state le difficoltà più grosse che hai dovuto affrontare?

“È andata molto bene. Per fortuna in Germania tutti parlano inglese. Non importa se vai al comune, in ospedale o al supermercato. Ma io ero a Francoforte, forse per queste non ho avuto difficoltà anche se non conoscevo la Lingua”.

Conclusioni

Torniamo quindi alla domanda iniziale. È possibile fare l’Erasmus in Germania senza conoscere il tedesco? Da queste brevi interviste risulta che fare l’Erasmus in Germania senza conoscere il tedesco è possibile. Tuttavia, occorre non prendere sotto gamba l’esperienza. Infatti, la riuscita dell’esperienza Erasmus dipende da fattori come:
 
1. la facoltà frequentata;
2. la città di destinazione.
 
Infatti, se sei uno studente di ingegneria o di economia e decidi di andare a Francoforte sul Meno o a Monaco di Baviera, è più facile che:
1. le lezioni siano in inglese;
2. riesca a spiegarti in inglese anche al di fuori dell’università.
 
Immagino cosa starai pensando: Ma il tedesco è difficile! Perché dovrei fare tanta fatica per pochi mesi?
Sicuramente, negli anni, anche in Germania la conoscenza dell’inglese è migliorata. La conoscenza del tedesco rimane però importante, soprattutto per la vita quotidiana. Secondo Destatis, ancora nel 2018 36,75 milioni di persone residenti in Germania dichiarano di avere scarse conoscenze o di non conoscere affatto l’inglese. Per questo motivo, quindi è raccomandabile lo studio della lingua tedesca, sia che tu voglia lavorare in Germania sia che tu voglia fare un soggiorno Erasmus.
 
In realtà, poi, anche se il tedesco non è certamente una lingua che si può imparare in due giorni, il tedesco non è poi così difficile. Come mai? Scoprilo nell’articolo Studiare il tedesco è difficile? Ecco la mia opinione.
 
E tu cosa ne pensi? Racconta qui sotto la tua opinione e/o descrivi la tua esperienza.
 
A presto.
 
Chiara

Studiare il tedesco è difficile? Ecco la mia opinione

Studiare il tedesco è difficile? Ecco la mia opinione

Sfatiamo un luogo comune…

 

Quante volte l’avete sentito dire: studiare il tedesco è difficile!

 

Questa frase ha sicuramente un fondo di verità. Ma si tratta di un luogo comune che occorre qui sfatare. Infatti, è scientificamente dimostrato che l’apprendimento di una lingua dipende da diversi fattori. L’apprendimento dipende infatti anche da:

1. l’atteggiamento verso una nuova lingua o cultura (es. i nostri pregiudizi); 

2. la mancanza di fiducia verso le nostre capacità (autostima);

3. la paura del giudizio da parte degli insegnanti e/o degli altri studenti.

 

Pertanto occorre che tu almeno metta da parte i pregiudizi, soprattutto se vuoi trasferirti in Germania per lavoro. Leggi qui perché cosa può succedere se ti trasferisci in Germania senza sapere il tedesco: https://www.chiarascanavino.de/cosa-puo-succedere-se-ti-trasferisci-in-germania-senza-conoscere-il-tedesco/

 

Ciò che è facile o difficile dipende dalle nostre conoscenze

 

Se fare una determinata cosa è facile o difficile dipende poi da cosa sai già. Prendiamo il caso del cinese. Se sei europeo, per te sarà molto più difficile imparare il cinese. Al contrario, se sei un giapponese o un coreano sarà più semplice. Perché? Perché il giapponese o il coreano sono molto più simili al cinese.

 

Lo stesso discorso vale anche per il tedesco.

 

Gli ingredienti necessari per studiare il tedesco con successo.

Ma quindi, Chiara, studiare tedesco è davvero così difficile? La mia risposta è: NI. Infatti, il tedesco è difficile se:

  1. ti fai prendere dal panico di non ricordare o di sbagliare;
  2. sei troppo perfezionista e pensi di parlare subito il tedesco senza errori;
  3. ti manca la costanza e alla prima difficoltà molli subito tutto.

Se però sarai costante e ti metterai d’impegno, vedrai che anche i tedeschi ti capiranno. È solo una questione di superare sé stessi. Quando avrai preso confidenza con te stesso, vedrai che tutto volgerà al meglio.

 

I modi per rendere il tedesco un po’ meno difficile

 

Ma almeno esiste un modo per rendere lo studio del tedesco un po’ più semplice?

Certo che esiste. Un modo sicuramente molto valido è quello di studiare un po’ di latino. Perché? Se guardi, infatti, vedrai che il tedesco e il latino sono molto simili. Pertanto, se hai già studiato un po’ di latino sarai avvantaggiato.

E se io non ho mai studiato latino? Sono spacciato?

No, assolutamente! Tuttavia devi assolutamente migliorare le tue capacità di ragionamento logico. Perché? Perché il tedesco è una lingua che lascia ben poco al caso. Rispetto all’italiano, il tedesco ha molte meno eccezioni, soprattutto nei verbi. Inoltre, i verbi, anche se irregolari, presentano una certa regolarità nella coniugazione. Ciò facilita quindi molto la loro memorizzazione.

Per questo motivo è bene allenare le proprie capacità di ragionamento.

 

E come faccio?
Puoi farlo anche in modo divertente, come per esempio facendo le parole crociate o il sudoku. Come mai? Con questi giochi devi assolutamente focalizzare la tua attenzione. E quindi impari a ragionare.

 

E tu cosa ne pensi? Commenta qui sotto le fonti del testo!

 

Bibliografia

Coonan, M. C. (2011): La motivazione nella didattica delle lingue: la dimensione culturale in Bruna di Sabato e Patrizia Mazzotta, Linguistica e didattica delle lingue e dell’inglese contemporaneo. Studi in onore di Gianfranco Porcelli, Lecce, Pensa Multimedia Editore, pp. 45-58. https://iris.unive.it/handle/10278/23584#.XGV3b1xKiUk

De Marco, Anna (2000): Manuale di glottodidattica: Insegnare una lingua straniera. Roma: Carocci Editore. http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843017232

Cosa può succedere se ti trasferisci in Germania senza conoscere il tedesco

Cosa può succedere se ti trasferisci in Germania senza conoscere il tedesco

È da tempo che vuoi trasferirti in Germania. Forse ti chiedi: è meglio trasferirsi subito o aspettare di conoscere un po’ la lingua? Trasferirsi in Germania senza conoscere il tedesco può avere delle conseguenze spiacevoli. Perché? Lasciamocelo spiegare da Antonio, un italiano in Germania da diversi anni…
 
„Antonio, tu ti sei trasferito a Monaco di Baviera da diversi anni. Conoscevi già la lingua quando ti sei trasferito?“
 
Risposta: „No, assolutamente. Mi sono trasferito senza sapere una cippa di tedesco“.
 
„E come hai fatto a trovare un lavoro?“
 
Risposta: „Quando sono arrivato, dovevo scegliere tra due strade. La prima era farmi impiccare nella ristorazione. La seconda era invece quella di trovarmi un lavoro nel mio settore utilizzando l’inglese. Il tedesco l’avrei imparato col tempo sul lavoro. Io ho scelto la seconda strada.“ 
„E se io decidessi di percorrere la prima strada?“
 
Risposta: „In quel caso bisogna avere fortuna e fare molta attenzione. Per i lavori come il cameriere, il gelataio, il lavapiatti o simili, la concorrenza è alta. E anche per quei lavori è richiesta una conoscenza minima del tedesco. Con l’italiano puoi sperare di trovare un lavoro in un ristorante o una gelateria italiana. Ma bisogna stare attenti.“
 
„Perché? Cosa mi può succedere?“
 
Risposta: „Conosco alcune persone che all’inizio hanno voluto lavorare in un ristorante. In alcuni casi avevano trovato lavoro prima di trasferirsi e il proprietario del locale gli aveva offerto il vitto e l’alloggio. Oltre a questo, il capo gli aveva offerto uno stipendio da 1000 euro al mese. Essendo in Italia senza un lavoro, a loro non sembrava vero che in Germania gli davano così tanto. Quindi hanno accettato e sono partiti il più in fretta possibile per la loro destinazione. Tuttavia c’erano delle cose che in quel momento non potevano sapere.“
 
„Dai, Antonio, racconta!“
 
Risposta: „Una volta in Germania non riuscivano a vivere 1000 euro al mese. E per guadagnare quei soldi dovevano lavorare 12-14 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. In alcuni casi, poi, queste persone non hanno mai ricevuto un contratto scritto. Quindi non sapevano quante ore dovevano lavorare o quanto guadagnavano in un mese.
 
Ma ci sono anche casi decisamente più gravi. Quali? Ho conosciuto gente che è stata licenziata dopo pochi giorni. E il tutto dopo aver speso i pochi risparmi che avevano per trasferirsi. Alcuni poi erano pagati in nero. Quindi, quando si facevano male non potevano neppure andare dal medico o in ospedale. In alcuni casi, la finanza è venuta nel locale per fare un controllo e sono stati licenziati. E lì sono iniziati i problemi veri.“
 
„Perché?“
 
Risposta: „A differenza dell’Italia, in Germania hai tre mesi di tempo per denunciare. Altrimenti, col passare del tempo diventi anche tu complice del tuo capo che non ti paga i contributi. E la cosa ha delle conseguenze a livello penale anche per te. Perché oltre a dover pagare tutti i contributi non versati, rischi anche di andare in prigione per 10 anni.„
 
„Ma davvero?“
 
Risposta: „Si, qui in Germania i controlli sono più frequenti e severi. E per questo che, anche se non conosci il tedesco, non devi mai accettare un lavoro in nero“.
 
„Si, in effetti 10 anni di galera sono davvero tanti. È sicuramente molto meglio stare attenti. E occorre non farsi prendere dal panico di non riuscire a trovare un lavoro.“
 
Antonio: „Non è sempre facile non farsi prendere dal panico. Ma è sicuramente meglio imparare le basi del tedesco e poi trasferirsi. Con il tedesco hai più probabilità di trovare un lavoro ben pagato e legale. Ciò vale soprattutto per i medici, gli infermieri, gli ingegneri e gli artigiani.“
 
„Ma io sono cuoco! Devo allora rassegnarmi a lavorare in modo non legale?“
 
Antonio: „Assolutamente no! Se parli tedesco puoi comunque trovare un lavoro ben pagato!“
 
„Mi hai convinto, Antonio! Allora corro subito a studiare tedesco! Grazie mille della tua testimonianza! Ciao!“
 
Antonio: „Ciao!“
 
Conosci anche tu gente con esperienze simili? Racconta la tua esperienza commentando qui sotto!
Dove si parla la lingua tedesca?

Dove si parla la lingua tedesca?

Chi è che – anche se la storiella qui raccontata è un po’ datata (risale al 1918!) – non si è mai trovato in una situazione simile?

 Un berlinese entra in un negozio di Vienna e chiede un berretto da viaggio (dt. Reisemütze). Il venditore lo corregge: “Desidera un cappello da viaggio (dt. Reisekappe)” e gliene presenta alcuni. Il berlinese osserva: non amo quelli colorati (dt. Die buten liebe ich nicht). Il venditore lo traduce nel suo tedesco: “non gli piacciono quelli colorati” (dt. Die Farbigen gefallen ihm nicht) perché il viennese ama solo le persone, ma non gli oggetti. Alla fine il berlinese chiede: “Quanto costa questo berretto?” (dt. “wie teuer ist diese Mütze?”), rivelando ancora una volta la sua provenienza berlinese. Caro significa infatti un prezzo che supera il normale, un prezzo eccessivamente caro. Wie teuer ist dies? significa quindi “quanto è eccessivamente caro il suo prezzo?” Il viennese dice solo: Quanto costa? (Was kostet das?). Il berlinese cerca la cassa (dt. Kasse) e trova una scritta con cassa (dt. Kassa). Esce dal negozio e, siccome è mattino presto, saluta con Buongiorno! (dt. Guten Morgen!) e ancora una volta stupisce il viennese, che conosce questo saluto solo per i commiati iniziali, ma non alla fine. Il viennese ricambia con è stato un piacere! Buona giornata! (dt. Guten Tag!), stupendo il berlinese che conosce questo saluto all’inizio, ma non alla fine. – Il berlinese entra in una casa, passando dalla porta principale (dt. Haustür), dove si trova il portiere (dt. Portier), per il pianerottolo (dt. Flur) e salendo le scale (dt. Treppe) fino al primo piano (dt. Etage). Qui suona il campanello (dt. klingelt), entra nel corridoio (dt. Korridor) e aspetta che gli dicano di avvicinarsi (dt. sich näher zu treten). Il viennese passa per il cancello (dt. Haustor) nell’ingresso (dt. Einfahrt), sale le scale (dt. Stiege) al primo piano (dt. ersten Stock) passando per il portiere (dt. Hausmeister), suona il campanello (dt. läutet) e viene fatto entrare nel corridoio (dt. Vorzimmer), da dove la cameriera gli dice di entrare (dt. hineinspazieren heißt).

Come potrete vedere, anche se la storiella è decisamente datata, il tedesco parlato in Austria è decisamente diverso da quello parlato in Germania o Svizzera. Forse mi direste: Chiara, ma è normale… a un Paese diverso corrispondono una lingua e una cultura diversa… In fondo, non diceva già Manzoni che la Nazione è “una d’armi, d’altare, / di lingua, di sangue / e di cor”? In realtà la cosa non è così scontata… Perché? Perché ci sono lingue parlate in più Paesi nel mondo e con un unico standard linguistico (es. il russo) e lingue con più standard linguistici (es. inglese).

 

Immaginate ora di essere per strada e di chiedere: dove si parla la lingua tedesca? Subito potrete accorgervi che la gente vi risponderà: in Germania, oppure in Austria. Qualcuno forse vi nominerà anche la Svizzera e il Trentino Alto Adige. Tutte queste risposte sono effettivamente corrette, ma sono tuttavia incomplete… Infatti, da quando il prof. Ulrich Ammon dell’Univesità di Duisburg-Essen ha pubblicato il libro Die Deutsche Sprache in Deutschland, Österreich und in der Schweiz: Das Problem der nationalen Varietäten, il tedesco viene considerato una lingua pluricentrica al pari dell’inglese e di altre lingue nel mondo.

Ok, Chiara, facciamo un attimo un passo indietro.

 

Che cosa significa “lingua pluricentrica”?

Come dice la parola stessa, lingua pluricentrica è una lingua che non viene codificata in un solo luogo ma in più centri (linguistici). Tali centri non hanno nulla a che fare con la geografia, ma sono determinati da fattori politici, economici, militari e demografici. I confini linguistici, infatti, non sempre coincidono con i confini politici degli Stati. Per questo, quindi, la parola “centro” non va intesa in senso stretto come “punto di mezzo”.

Ammon suddivide i centri linguistici in:

1. centri pieni (ted. Vollzentren), ovvero Germania, Austria e Svizzera;

2. semicentri (ted. Halbzentren, Trentino Alto Adige, Liechtenstein, Lussemburgo).

3. centri parziali (ted. Viertelszentren, Namibia, Romania, la lingua dei Mennoniti [una popolazione di origine tedesca che vive in Messico, ndr.]).

 

Per quanto riguarda le lingue pluricentriche, è inoltre importante sottolineare che si tratta di lingue standard, ovvero lingue codificate sia a livello orale e sia a livello scritto tramite grammatiche e dizionari. Sono inoltre lingue verso le quali gli insegnanti a scuola correggono gli alunni e che vengono parlate e comprese dalla maggior parte della popolazione. Infine, essendo lingue standard, le lingue pluricentriche NON stanno subendo un processo di destandardizzazione. Ovvero: tali lingue non stanno tornando ad essere dei dialetti, ma semplicemente si stanno diversificando.

 

A proposito… lo sapevi che in linguistica non c’è una definizione di lingua e dialetto accettata da tutti? Vuoi saperne di più? Leggi qui: http://www.treccani.it/enciclopedia/dialetto_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

 

Ma… torniamo a noi…

 

Che cosa significa concretamente che una lingua pluricentrica non si sta destandardizzando?

 

Come ho detto poco sopra, le lingue pluricentriche non stanno tornando ad essere dei dialetti, ma semplicemente si stanno diversificando. Ma eccoti qui l’esempio pratico.

Anche se non viene riconosciuto a livello mondiale, l’inglese indiano è una propria varietà linguistica (sull’argomento torneremo tra poco) che si distingue dall’inglese britannico, americano o australiano. Nonostante ciò, l’inglese indiano è insegnato nelle scuole indiane e viene ufficialmente parlato in India e nei Paesi ad esso confinanti. Per gli indiani, quindi, la loro varietà di inglese è la lingua standard.

Lo stesso avviene per la lingua tedesca in Austria o Svizzera. Anche se specialmente gli austriaci tendono – in pubblico – a utilizzare varianti (vedi più sotto) tipiche della lingua tedesca in Germania (per questo motivo, alcuni studiosi come Rudolf Muhr parlano di “schizofrenia linguistica”), il tedesco austriaco e svizzero sono due varietà della lingua tedesca. Esse sono situate – a livello linguistico – sullo stesso piano del tedesco in Germania, nonostante per motivi demografici, economici e storici, il tedesco in Germania sia avvertito come più prestigioso.

 

Chiara, poco fa hai parlato delle varietà linguistiche e delle varianti. Mi puoi spiegare che cosa sono?

Anche se in linguistica non c’è una definizione univoca di questi due concetti (i linguisti russi e quelli a loro ispirati non distinguono tra varietà e variante), cercherò qui di dare una definizione che sia il più possibile terra terra.

Ogni lingua è formata principalmente da lettere dell’alfabeto e suoni, i quali vengono associati tra loro in modo del tutto arbitrario dai parlanti della lingua stessa. Cosa significa che “i suoni e le lettere dell’alfabeto vengono associati tra loro in modo arbitrario”? Risposta: la comunità linguistca, ovvero l’insieme dei parlanti nativi di una determinata lingua, ha deciso che un determinato suono doveva essere rappresentato graficamente con una determinata lettera dell’alfabeto. Ciò viene accettato da tutti i membri della comunità linguistica, anche se i singoli individui hanno una certa libertà di esprimersi in modo parzialmente diverso. Tali espressioni individuali non fanno però parte dello standard linguistico e sono quindi da considerarsi nonstandard.

 

L’insieme di suoni che – per la comunità linguistica – hanno un senso compiuto, costituiscono le parole di una lingua, es. cane nella lingua italiana. Da osservare qui il modo in cui utilizzo la parola insieme: nel linguaggio comune, infatti, il concetto di insieme è piuttosto indefinito perchè indica

ciò che risulta dall’unione di tutte le singole parti; complesso; visione o considerazione complessiva di elementi diversi: un idi oggettidi arnesil’idegli studentidegli operaidei collaboratorihttp://www.treccani.it/vocabolario/insieme

Tale accezione non corrisponde però al modo in cui utilizzo io la parola insieme. Perché? Perché non è chiaro quali oggetti, strumenti, studenti, operai, ecc. debbano essere presi in considerazione. Per tale motivo, quindi, mi rifaccio al concetto di insieme di Eulero-Venn.

E che cos’è allora un insieme?

Secondo la definizione di Eulero-Venn, un insieme è tale se c’è un criterio oggettivo che permette di identificare i singoli elementi. Per tale motivo, quindi, in matematica, l’insieme degli studenti NON è un insieme, mentre invece lo diventa se si specifica per esempio l’insieme degli studenti dell’Università di Torino.

Pertanto, tornando al nostro discorso sulle lingue, la lingua tedesca è l’insieme dei suoni e delle lettere dell’alfabeto che fanno parte della lingua tedesca stessa. Concretamente, quindi, la parola Hund (it. “cane”) fa parte della lingua tedesca, mentre invece cavallo non ne fa parte.

 

Ma, continuiamo a parlare delle varietà linguistiche e delle varianti….

Le parole che appartengono alla lingua tedesca costituiscono le varianti della lingua tedesca. Avremo quindi varianti standard (es. Hund), varianti nonstandard (es. Leeze), varianti sincroniche (= le parole utilizzate nella lingua tedesca attuale), varianti diacroniche (= le parole utilizzate nella lingua tedesca per es. 100 anni fa), varianti diatopiche (le parole dialettali), varianti diamesiche (le parole tedesche utilizzate in TV, alla radio, nei giornali e nei principali mezzi di comunicazione), varianti diafasiche (le parole utilizzate per parlare tra amici piuttosto che per un colloquio di lavoro) e varianti diastratiche (il modo di esprimersi dai diversi ceti sociali). A questi tipi di varietà, alcuni studiosi aggiungono anche le varianti nazionali che – a loro dire – andrebbero distinte dalle varianti diatopiche perché si tratta di parole che fanno parte della lingua standard e non dei dialetti. Un esempio di variante nazionale è Marille, la variante austriaca per Aprikose (it. “albicocca”).

L’insieme di due o più varianti di una determinata lingua viene definito varietà linguistica. Esattamente come per le varianti, anche per le varietà avremo:

1. varietà standard (es. il tedesco in Germania, Austria e Svizzera);

2. varietà nonstandard (es. il dialetto bavarese);

3. varietà sincroniche (es. il tedesco austriaco del 2019);

4. varietà diacroniche (es. il tedesco svizzero del 1950);

5. varietà diatopiche (in generale tutti i dialetti);

6. varietà diamesiche (es. il tedesco utilizzato nei social network);

7. varietà diafasiche (es. il tedesco parlato tra amici);

8. varietà diastratiche (es. il tedesco dei minatori o quello parlato dai bambini).

 

A questi otto tipi di varietà si possono poi aggiungere gli etnoletti (es. il Kiezdeutsch, il tedesco parlato dai migranti turchi).

Le varietà sono quindi una sovrastruttura rispetto alle varianti. Pertanto, potremmo dire che una lingua è formata da tante varietà, le quali sono a loro volta composte da innumerevoli varianti.

 

Tra il concetto di varietà e quello di variante c’è però ancora un punto intermedio. Quale?

 

Il concetto di variabile

E che cos’è una variabile? Una variabile è un’idea o una parola che può assumere valori diversi.

Si, lo so, sembra una cosa un po’ troppo confusa e astratta, ma ti assicuro che non lo è.

Prendiamo ad esempio la Aprikose: il concetto che viene trasmesso è quello di “frutto estivo piccolo dal colore arancione e dal sapore amarognolo” (‘albicocca’), anche se in Austria ufficialmente si utilizza il termine Marille. In questo caso, quindi, il significato rimane invariato, mentre invece varia il significante, ovvero la parola utilizzata. Tali variabili vengono quindi definite dagli studiosi variabili onomasiologiche.

Tuttavia, può anche succedere il contrario, ovvero che il significante rimanga invariato, mentre a variare sia il significato (variabile semasiologica). Vuoi un esempio? Lascia che ti racconti un breve aneddoto personale…

 

Era il giorno 23 dicembre 2016 e stavo tornando a Torino per andare a festeggiare il Natale con i miei genitori. Quell’anno decisi di andare a trovare i miei genitori in treno anziché in aereo: per una volta volevo poter vedere il panorama della Germania da nord a sud. Il viaggio comincia bene, ma purtroppo non sarebbe stato così fino alla fine. Infatti, a causa di un ritardo del treno proveniente da Stoccarda e diretto a Zurigo, ho perso la coincidenza che mi avrebbe portata fino a Milano. Ho quindi dovuto prendere il treno successivo, il quale però è stato interrotto ad Airolo a causa di un treno appena deragliato. Tale imprevisto mi ha infatti permesso di fare una nuova esperienza a livello linguistico. Infatti, una volta arrivata ad Airolo mi sono onestamente stupita di aver trovato la parola prognosi in un contesto per me totalmente sconosciuto. Quale? Sul bus che da Airolo doveva portarci a Lugano vengono trasmesse le previsioni del tempo. Tuttavia, anziché presentarle con la parola meteo (come sarebbe successo in Italia), avevano utilizzato la parola prognosi, che in Italia viene utilizzata quasi esclusivamente in campo medico. Come mai? Perché hanno fatto un calco dal tedesco Prognose che significa esattamente ‘previsione’!

 

Anche se la parola prognosi è presente anche nella lingua italiana, nell’italiano parlato in Svizzera tale parola assume il significato aggiuntivo di previsione meteo, assente invece nella lingua italiana parlata in Italia. Ecco quindi spiegato che cos’è una variabile semasiologica.

Ma è davvero così importante conoscere tutte queste cose? Se si, perché?

A mio avviso, assolutamente si. Infatti, solo sapendo che esistono diverse varietà nazionali di tedesco è possibile evitare situazioni in cui un parlante nativo vi dice qualcosa che voi non siete in grado di capire o incomprensioni varie. Ecco: con lo studio delle varietà nazionali potrete evitare lo shock linguistico quando vi trovate in un Paese di lingua tedesca.

E allora quale varietà di tedesco devo studiare? Tutte? E come faccio a conoscere tutte le varianti?

Ovviamente non è possibile studiare tutte le varietà di tedesco. Perché? Perché richiedere ciò sarebbe uno sforzo inumano sia per gli studenti (che alla fine potrebbero mischiare tra loro le diverse varietà) sia per gli insegnanti, che spesso non sono coscienti dell’esistenza di tali varietà.

Allo stesso tempo, neppure i libri presentano adeguatamente le diverse varietà di tedesco… Da un’analisi (da me svolta) di 10 tra i libri più utilizzati nelle università italiane, è infatti emerso che molto spesso i libri sono orientati verso il tedesco parlato in Germania e che presentano le varietà svizzera e austriaca in modo non adeguato.

 

E allora come posso risolvere?

A mio avviso, il modo migliore per imparare le varietà è quello di affiancare il libro utilizzato durante la lezione a materiale autentico. Cosa significa? Il materiale che si utilizza in un corso di lingua è studiato appositamente per chi studia una lingua straniera. Ciò è da una parte un vantaggio, perché soprattutto all’inizio uno studente non è in grado di capire un testo che non sia facilitato. Dall’altra parte però, l’utilizzo esclusivo di materiale facilitato è anche uno svantaggio. Perché? Perché così facendo uno studente non sarà mai in grado di conoscere il modo in cui un madrelingua parla o scrive.

Per questo, durante le mie lezioni (soprattutto a partire dal livello B1 del QCER), cercherò di alternare i testi presentati nel libro del corso con materiale proveniente da giornali e dalla radio tedesca, svizzera e austriaca. Inoltre, insegnerò agli studenti a utilizzare il Variantenwörterbuch des Deutschen, l’unico dizionario che attualmente riporta le varianti della lingua tedesca.

In tal modo, spero di contribuire a migliorare l’insegnamento della lingua tedesca, evitando di chiedere troppo agli studenti.