Chi è che – anche se la storiella qui raccontata è un po‘ datata (risale al 1918!) – non si è mai trovato in una situazione simile?

 Un berlinese entra in un negozio di Vienna e chiede un berretto da viaggio (dt. Reisemütze). Il venditore lo corregge: „Desidera un cappello da viaggio (dt. Reisekappe)“ e gliene presenta alcuni. Il berlinese osserva: non amo quelli colorati (dt. Die buten liebe ich nicht). Il venditore lo traduce nel suo tedesco: „non gli piacciono quelli colorati“ (dt. Die Farbigen gefallen ihm nicht) perché il viennese ama solo le persone, ma non gli oggetti. Alla fine il berlinese chiede: „Quanto costa questo berretto?“ (dt. „wie teuer ist diese Mütze?“), rivelando ancora una volta la sua provenienza berlinese. Caro significa infatti un prezzo che supera il normale, un prezzo eccessivamente caro. Wie teuer ist dies? significa quindi „quanto è eccessivamente caro il suo prezzo?“ Il viennese dice solo: Quanto costa? (Was kostet das?). Il berlinese cerca la cassa (dt. Kasse) e trova una scritta con cassa (dt. Kassa). Esce dal negozio e, siccome è mattino presto, saluta con Buongiorno! (dt. Guten Morgen!) e ancora una volta stupisce il viennese, che conosce questo saluto solo per i commiati iniziali, ma non alla fine. Il viennese ricambia con è stato un piacere! Buona giornata! (dt. Guten Tag!), stupendo il berlinese che conosce questo saluto all’inizio, ma non alla fine. – Il berlinese entra in una casa, passando dalla porta principale (dt. Haustür), dove si trova il portiere (dt. Portier), per il pianerottolo (dt. Flur) e salendo le scale (dt. Treppe) fino al primo piano (dt. Etage). Qui suona il campanello (dt. klingelt), entra nel corridoio (dt. Korridor) e aspetta che gli dicano di avvicinarsi (dt. sich näher zu treten). Il viennese passa per il cancello (dt. Haustor) nell’ingresso (dt. Einfahrt), sale le scale (dt. Stiege) al primo piano (dt. ersten Stock) passando per il portiere (dt. Hausmeister), suona il campanello (dt. läutet) e viene fatto entrare nel corridoio (dt. Vorzimmer), da dove la cameriera gli dice di entrare (dt. hineinspazieren heißt).

Come potrete vedere, anche se la storiella è decisamente datata, il tedesco parlato in Austria è decisamente diverso da quello parlato in Germania o Svizzera. Forse mi direste: Chiara, ma è normale… a un Paese diverso corrispondono una lingua e una cultura diversa… In fondo, non diceva già Manzoni che la Nazione è „una d’armi, d’altare, / di lingua, di sangue / e di cor“? In realtà la cosa non è così scontata… Perché? Perché ci sono lingue parlate in più Paesi nel mondo e con un unico standard linguistico (es. il russo) e lingue con più standard linguistici (es. inglese).

 

Immaginate ora di essere per strada e di chiedere: dove si parla la lingua tedesca? Subito potrete accorgervi che la gente vi risponderà: in Germania, oppure in Austria. Qualcuno forse vi nominerà anche la Svizzera e il Trentino Alto Adige. Tutte queste risposte sono effettivamente corrette, ma sono tuttavia incomplete… Infatti, da quando il prof. Ulrich Ammon dell’Univesità di Duisburg-Essen ha pubblicato il libro Die Deutsche Sprache in Deutschland, Österreich und in der Schweiz: Das Problem der nationalen Varietäten, il tedesco viene considerato una lingua pluricentrica al pari dell’inglese e di altre lingue nel mondo.

Ok, Chiara, facciamo un attimo un passo indietro.

 

Che cosa significa „lingua pluricentrica“?

Come dice la parola stessa, lingua pluricentrica è una lingua che non viene codificata in un solo luogo ma in più centri (linguistici). Tali centri non hanno nulla a che fare con la geografia, ma sono determinati da fattori politici, economici, militari e demografici. I confini linguistici, infatti, non sempre coincidono con i confini politici degli Stati. Per questo, quindi, la parola „centro“ non va intesa in senso stretto come „punto di mezzo“.

Ammon suddivide i centri linguistici in:

1. centri pieni (ted. Vollzentren), ovvero Germania, Austria e Svizzera;

2. semicentri (ted. Halbzentren, Trentino Alto Adige, Liechtenstein, Lussemburgo).

3. centri parziali (ted. Viertelszentren, Namibia, Romania, la lingua dei Mennoniti [una popolazione di origine tedesca che vive in Messico, ndr.]).

 

Per quanto riguarda le lingue pluricentriche, è inoltre importante sottolineare che si tratta di lingue standard, ovvero lingue codificate sia a livello orale e sia a livello scritto tramite grammatiche e dizionari. Sono inoltre lingue verso le quali gli insegnanti a scuola correggono gli alunni e che vengono parlate e comprese dalla maggior parte della popolazione. Infine, essendo lingue standard, le lingue pluricentriche NON stanno subendo un processo di destandardizzazione. Ovvero: tali lingue non stanno tornando ad essere dei dialetti, ma semplicemente si stanno diversificando.

 

A proposito… lo sapevi che in linguistica non c’è una definizione di lingua e dialetto accettata da tutti? Vuoi saperne di più? Leggi qui: http://www.treccani.it/enciclopedia/dialetto_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

 

Ma… torniamo a noi…

 

Che cosa significa concretamente che una lingua pluricentrica non si sta destandardizzando?

 

Come ho detto poco sopra, le lingue pluricentriche non stanno tornando ad essere dei dialetti, ma semplicemente si stanno diversificando. Ma eccoti qui l’esempio pratico.

Anche se non viene riconosciuto a livello mondiale, l’inglese indiano è una propria varietà linguistica (sull’argomento torneremo tra poco) che si distingue dall’inglese britannico, americano o australiano. Nonostante ciò, l’inglese indiano è insegnato nelle scuole indiane e viene ufficialmente parlato in India e nei Paesi ad esso confinanti. Per gli indiani, quindi, la loro varietà di inglese è la lingua standard.

Lo stesso avviene per la lingua tedesca in Austria o Svizzera. Anche se specialmente gli austriaci tendono – in pubblico – a utilizzare varianti (vedi più sotto) tipiche della lingua tedesca in Germania (per questo motivo, alcuni studiosi come Rudolf Muhr parlano di „schizofrenia linguistica“), il tedesco austriaco e svizzero sono due varietà della lingua tedesca. Esse sono situate – a livello linguistico – sullo stesso piano del tedesco in Germania, nonostante per motivi demografici, economici e storici, il tedesco in Germania sia avvertito come più prestigioso.

 

Chiara, poco fa hai parlato delle varietà linguistiche e delle varianti. Mi puoi spiegare che cosa sono?

Anche se in linguistica non c’è una definizione univoca di questi due concetti (i linguisti russi e quelli a loro ispirati non distinguono tra varietà e variante), cercherò qui di dare una definizione che sia il più possibile terra terra.

Ogni lingua è formata principalmente da lettere dell’alfabeto e suoni, i quali vengono associati tra loro in modo del tutto arbitrario dai parlanti della lingua stessa. Cosa significa che „i suoni e le lettere dell’alfabeto vengono associati tra loro in modo arbitrario“? Risposta: la comunità linguistca, ovvero l’insieme dei parlanti nativi di una determinata lingua, ha deciso che un determinato suono doveva essere rappresentato graficamente con una determinata lettera dell’alfabeto. Ciò viene accettato da tutti i membri della comunità linguistica, anche se i singoli individui hanno una certa libertà di esprimersi in modo parzialmente diverso. Tali espressioni individuali non fanno però parte dello standard linguistico e sono quindi da considerarsi nonstandard.

 

L’insieme di suoni che – per la comunità linguistica – hanno un senso compiuto, costituiscono le parole di una lingua, es. cane nella lingua italiana. Da osservare qui il modo in cui utilizzo la parola insieme: nel linguaggio comune, infatti, il concetto di insieme è piuttosto indefinito perchè indica

ciò che risulta dall’unione di tutte le singole parti; complesso; visione o considerazione complessiva di elementi diversi: un idi oggettidi arnesil’idegli studentidegli operaidei collaboratorihttp://www.treccani.it/vocabolario/insieme

 

Tale accezione non corrisponde però al modo in cui utilizzo io la parola insieme. Perché? Perché non è chiaro quali oggetti, strumenti, studenti, operai, ecc. debbano essere presi in considerazione. Per tale motivo, quindi, mi rifaccio al concetto di insieme di Eulero-Venn.

E che cos’è allora un insieme?

Secondo la definizione di Eulero-Venn, un insieme è tale se c’è un criterio oggettivo che permette di identificare i singoli elementi. Per tale motivo, quindi, in matematica, l’insieme degli studenti NON è un insieme, mentre invece lo diventa se si specifica per esempio l’insieme degli studenti dell’Università di Torino .

Pertanto, tornando al nostro discorso sulle lingue, la lingua tedesca è l’insieme dei suoni e delle lettere dell’alfabeto che fanno parte della lingua tedesca stessa. Concretamente, quindi, la parola Hund (it. „cane“) fa parte della lingua tedesca, mentre invece cavallo non ne fa parte.

 

Ma, continuiamo a parlare delle varietà linguistiche e delle varianti….

Le parole che appartengono alla lingua tedesca costituiscono le varianti della lingua tedesca. Avremo quindi varianti standard (es. Hund), varianti nonstandard (es. Leeze), varianti sincroniche (= le parole utilizzate nella lingua tedesca attuale), varianti diacroniche (= le parole utilizzate nella lingua tedesca per es. 100 anni fa), varianti diatopiche (le parole dialettali), varianti diamesiche (le parole tedesche utilizzate in TV, alla radio, nei giornali e nei principali mezzi di comunicazione), varianti diafasiche (le parole utilizzate per parlare tra amici piuttosto che per un colloquio di lavoro) e varianti diastratiche (il modo di esprimersi dai diversi ceti sociali). A questi tipi di varietà, alcuni studiosi aggiungono anche le varianti nazionali che – a loro dire – andrebbero distinte dalle varianti diatopiche perché si tratta di parole che fanno parte della lingua standard e non dei dialetti. Un esempio di variante nazionale è Marille, la variante austriaca per Aprikose (it. „albicocca“).

L’insieme di due o più varianti di una determinata lingua viene definito varietà linguistica. Esattamente come per le varianti, anche per le varietà avremo:

1. varietà standard (es. il tedesco in Germania, Austria e Svizzera);

2. varietà nonstandard (es. il dialetto bavarese);

3. varietà sincroniche (es. il tedesco austriaco del 2019);

4. varietà diacroniche (es. il tedesco svizzero del 1950);

5. varietà diatopiche (in generale tutti i dialetti);

6. varietà diamesiche (es. il tedesco utilizzato nei social network);

7. varietà diafasiche (es. il tedesco parlato tra amici);

8. varietà diastratiche (es. il tedesco dei minatori o quello parlato dai bambini).

 

A questi otto tipi di varietà si possono poi aggiungere gli etnoletti (es. il Kiezdeutsch, il tedesco parlato dai migranti turchi).

Le varietà sono quindi una sovrastruttura rispetto alle varianti. Pertanto, potremmo dire che una lingua è formata da tante varietà, le quali sono a loro volta composte da innumerevoli varianti.

 

Tra il concetto di varietà e quello di variante c’è però ancora un punto intermedio. Quale?

 

Il concetto di variabile

E che cos’è una variabile? Una variabile è un’idea o una parola che può assumere valori diversi.

Si, lo so, sembra una cosa un po‘ troppo confusa e astratta, ma ti assicuro che non lo è.

Prendiamo ad esempio la Aprikose: il concetto che viene trasmesso è quello di „frutto estivo piccolo dal colore arancione e dal sapore amarognolo“ (‚albicocca‘), anche se in Austria ufficialmente si utilizza il termine Marille. In questo caso, quindi, il significato rimane invariato, mentre invece varia il significante, ovvero la parola utilizzata. Tali variabili vengono quindi definite dagli studiosi variabili onomasiologiche.

Tuttavia, può anche succedere il contrario, ovvero che il significante rimanga invariato, mentre a variare sia il significato (variabile semasiologica). Vuoi un esempio? Lascia che ti racconti un breve aneddoto personale…

 

Era il giorno 23 dicembre 2016 e stavo tornando a Torino per andare a festeggiare il Natale con i miei genitori. Quell’anno decisi di andare a trovare i miei genitori in treno anziché in aereo: per una volta volevo poter vedere il panorama della Germania da nord a sud. Il viaggio comincia bene, ma purtroppo non sarebbe stato così fino alla fine. Infatti, a causa di un ritardo del treno proveniente da Stoccarda e diretto a Zurigo, ho perso la coincidenza che mi avrebbe portata fino a Milano. Ho quindi dovuto prendere il treno successivo, il quale però è stato interrotto ad Airolo a causa di un treno appena deragliato. Tale imprevisto mi ha infatti permesso di fare una nuova esperienza a livello linguistico. Infatti, una volta arrivata ad Airolo mi sono onestamente stupita di aver trovato la parola prognosi in un contesto per me totalmente sconosciuto. Quale? Sul bus che da Airolo doveva portarci a Lugano vengono trasmesse le previsioni del tempo. Tuttavia, anziché presentarle con la parola meteo (come sarebbe successo in Italia), avevano utilizzato la parola prognosi, che in Italia viene utilizzata quasi esclusivamente in campo medico. Come mai? Perché hanno fatto un calco dal tedesco Prognose che significa esattamente ‚previsione‘!

 

Anche se la parola prognosi è presente anche nella lingua italiana, nell’italiano parlato in Svizzera tale parola assume il significato aggiuntivo di previsione meteo, assente invece nella lingua italiana parlata in Italia. Ecco quindi spiegato che cos’è una variabile semasiologica.

Ma è davvero così importante conoscere tutte queste cose? Se si, perché?

A mio avviso, assolutamente si. Infatti, solo sapendo che esistono diverse varietà nazionali di tedesco è possibile evitare situazioni in cui un parlante nativo vi dice qualcosa che voi non siete in grado di capire o incomprensioni varie. Ecco: con lo studio delle varietà nazionali potrete evitare lo shock linguistico quando vi trovate in un Paese di lingua tedesca.

E allora quale varietà di tedesco devo studiare? Tutte? E come faccio a conoscere tutte le varianti?

Ovviamente non è possibile studiare tutte le varietà di tedesco. Perché? Perché richiedere ciò sarebbe uno sforzo inumano sia per gli studenti (che alla fine potrebbero mischiare tra loro le diverse varietà) sia per gli insegnanti, che spesso non sono coscienti dell’esistenza di tali varietà.

Allo stesso tempo, neppure i libri presentano adeguatamente le diverse varietà di tedesco… Da un’analisi (da me svolta) di 10 tra i libri più utilizzati nelle università italiane, è infatti emerso che molto spesso i libri sono orientati verso il tedesco parlato in Germania e che presentano le varietà svizzera e austriaca in modo non adeguato.

 

E allora come posso risolvere?

A mio avviso, il modo migliore per imparare le varietà è quello di affiancare il libro utilizzato durante la lezione a materiale autentico. Cosa significa? Il materiale che si utilizza in un corso di lingua è studiato appositamente per chi studia una lingua straniera. Ciò è da una parte un vantaggio, perché soprattutto all’inizio uno studente non è in grado di capire un testo che non sia facilitato. Dall’altra parte però, l’utilizzo esclusivo di materiale facilitato è anche uno svantaggio. Perché? Perché così facendo uno studente non sarà mai in grado di conoscere il modo in cui un madrelingua parla o scrive.

Per questo, durante le mie lezioni (soprattutto a partire dal livello B1 del QCER), cercherò di alternare i testi presentati nel libro del corso con materiale proveniente da giornali e dalla radio tedesca, svizzera e austriaca. Inoltre, insegnerò agli studenti a utilizzare il Variantenwörterbuch des Deutschen, l’unico dizionario che attualmente riporta le varianti della lingua tedesca.

In tal modo, spero di contribuire a migliorare l’insegnamento della lingua tedesca, evitando di chiedere troppo agli studenti.